
Io sono primiera
In tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare

Sono pazza, sono insicura da morire, soffro di panico, claustrofobia, germofobia, fobifobia. Parlo da sola, parlo col mio gatto, parlo con tre diversi psichiatri del fatto che il mio gatto ogni tanto mi risponde, con la voce di mia madre, e ieri mattina quando quella stupida infermiera carina ti ha passato i guanti di lattice stavo per uccidere il tizio in barella perché mi ossessionava l'idea di voi due che fate sesso in una cella frigorifera! Perché la cella frigorifera? Perché mio padre aveva una relazione con una macellaia! E come ti accennavo prima sono pazza...
Ecco, mi sono aperta... Sei felice? (cit.)
kay_85@hotmail.it
thanks for the *loading* memories
![]()
Odio e amo
Toc, toc?! Sono l'amore. Ah, sei tu che bussavi? Esatto. Che posto occupo nella tua vita? Vengo prima del tuo lavoro? Vengo prima dei tuoi amici? Vengo prima del tuo tempo libero? Cosa? Perchè venerdì avrei un impegno. Toc, toc?! Sei sempre l'amore? Esatto. Se parli da dietro la porta non si capisce niente.
Dite, dite...
Lessio in STO TRASLOCANDO (il ...
utente anonimo in STO TRASLOCANDO (il ...
saruccia909 in STO TRASLOCANDO (il ...
utente anonimo in STO TRASLOCANDO (il ...
klimt77 in STO TRASLOCANDO (il ...
utente anonimo in STO TRASLOCANDO (il ...
FrancoG in STO TRASLOCANDO (il ...
klimt77 in “È L&rs...
klimt77 in “TROVO MOLTO I...
utente anonimo in “TROVO MOLTO I...
Posti che frequento
7 in condotta
AMNESTY
Cappelliavolute
Crossover
EMERGENCY
FrancoG
Klimt77
Lessio
Lilly
Marta
MEDICI SENZA FRONTIERE
NeiFile
SAVE THE CHILDREN
Solegemello
Sunny79
UNICEF
Put your records on...
Dicono di me
Che sono una stupida frase da dire davanti a un caffè.
L'ironia è il privilegio delle anime ferite.
Cose di cose
alias
allegroni time
amarcord
arrestateli tutti
aspettando
attualitÃ
bad santa
basta
buffy
certa musica romana
cinema
citazioni
closer
confessioni
cose
cronaca
de blog
de vita
delirando
dico per dire
dieci e lode
disegnini
domande retoriche
dubbi esistenziali
election day
esperimento
feste
foto
friends
gilmore girls
greys anatomy
heroes
i have a dream
la fiera dell inutile
la vita non è un film
libri
lost
mafalda sono io
malta
miracoli
momenti di puro delirio
musica
my own pessimismo cosmico
natale
non luoghi
pasqua
post su commissione
psicologia creativa
questa è tutta scema
question time
qui non è hollywood
real world
riforma universitaria
sanremo 2007
sanremo 2008
scazzi veri
scene da un matrimonio
scrubs
senza categoria
sogni
storie di ordinaria follia
stupendo
tanti auguri a me
telefilm
the oc
thinking blogger award
tutto relativo
un cartone un perchè
una canzone per me
una dose di me
universitÃ
video
vieni a vedere perchè
volver
yes they can
...tell me your favorite song
E così e cosÃ
Ma dove vanno a finire le anatre quando il laghetto di Central Park si ghiaccia?
(Il giovane Holden)
L'invenzione dell'arte tipografica è stata una gran brutta trovata! La natura aveva saggiamente disposto che le sciocchezze degli uomini fossero passeggere, ed ecco che i libri le rendono immortali.
(Charles de Montesquieu)
Porta i tuoi bla bla da un blablaologo!
(Scrubs)
Tutto ciò che è inutile è sempre rispettabile, per esempio la religione, i vestiti alla moda, la conoscenza della grammatica latina.
(Henry Louis Mencken)
Gli ultimi saranno i primi, ma lo sportello chiude alle 12.
(Corrado Guzzanti)
Sono una schiava di Belzebù, obbedisco ai suoi voleri. Vedi qualche capra in giro? No! Perchè io le ho sacrificate tutte!
(Buffy)
Senza musica, la vita sarebbe un errore.
(Nietzche)
Dì ai nonni che farò tardi, e che aspetto un figlio dal demonio. Scegli tu il nome.
(Gilmore Girls)
Ha appena fatto a un gay una domanda su un motore...ommioddio moriremo tutti in questa macchina!!!
(Will & Grace)
Mamma, posso portarti dal mio psicanalista? Perchè crede che tu sia una mia invenzione.
(Will & Grace)
La moda è una forma di bruttezza così intollerabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi.
(Oscar Wilde)
Intimacy is a four syllable word for, "Here's my heart and soul, please grind them into hamburger and enjoy".
(Grey's Anatomy)
Lei gli domandò in quei giorni, se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore può tutto. E' vero, rispose lui, ma farai bene a non crederci.
(Gabriel Garcia Marquez)
Mi sento violato. E non in senso buono!
(Friends)
Most of us go to our graves with our music still inside of us.
-Lo vuoi sapere qual è il problema?
-Assolutamente no. Non amo i problemi, li evito quando posso, e non amo le persone che me li pongono.
(Gilmore Girls)
E non mi venire a dire che sei felice, che rido fino a farmi venire un ictus.
(L'ultimo bacio)
Se dio avesse assunto me, la creazione sarebbe finita giovedì.
(Keeping the Faith)
-Ma vuoi che ti dica che ti amo? Vuoi che te lo dica anche se è una bugia?
-Se ti va... a me va bene...
(Ma quando arrivano le ragazze?)
E quando tu mi lascerai, io mi innamorerò di cose più importanti.
(Mademoieselle Boyfriend)
Sa, i miei figli vi ritengono i migliori. E grazie alla vostra musica deprimente hanno smesso finalmente di sognare un futuro che non avrei mai, mai, mai potuto offrirgli.
(The Simpson)
Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.
(Khalil Gibran)
È una caratteristica della mia famiglia: nessuna galleggiabilità.
(Scoop)
La folla smaniava per vedere di cosa eravamo fatti. Io sapevo già di cosa eravamo fatti: ambizione, orgoglio, insoddisfazione di una vita andata storta.
(The Black Dahlia)
Ragazzi, il signor McFarland domani farà lezione nella vostra classe. I più fortunati di voi stanotte moriranno nel sonno...
(Will & Grace)
Devi capire che se un uomo trova attraente una donna ci va a letto anche se la odia. Se Tyra Banks mettesse sotto con la macchina mia madre e poi mi offrisse di fare sesso con lei...dovrei chiamare l'ambulanza nudo perchè mi sarei già tolto le mutande!
(Scrubs)
Grazie a dio sono ateo.
(Woody Allen)
Mi sento assolutamente infelice con 19 forcine ficcate dritte nel cervello. Ma pare che si debba essere eleganti o morire.
(Piccole Donne)
Prima di andare vorrei proprio lasciarvi un messaggio positivo. Ma non ce l'ho. Fa lo stesso se vi lascio due messaggi negativi?
(Woody Allen)
Correva l'anno
oggi
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
Awardsss
Feeds
Credits
template by: Sara_SnC_
image by: Sara_SnC_


Usami, ma anche no...

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

STO TRASLOCANDO (il blog, il blog, io dove volete che vada?).
CREDO. CHI MI AMA MI SEGUA. CREDO.
CHI NON MI AMA, FATTI SUOI, E CHI VUOLE SAPERE IL NUOVO INDIRIZZO DEVE SOLO CHIEDERE! C'E' DA DARE UNA SISTEMATA, ORDINARE LE COSE, MISURARE, FARE LE PROPRORZIONI, TINTEGGIARE E VARIE... MA TRA UN PO', SIAMO FIDUCIOSI, SARA' TUTTO PRONTO!

“TROVO MOLTO INTERESSANTE
… can u blame me?...

“L’ ERBA, TI FA MALE SE
Siamo seri. Non è del tutto vero che sono troppo pessimista. Anzi, spesso sono capace di grandi slanci di positività. Occasionalmente sono addirittura ottimista. Guardatemi adesso. Ho detto occasionalmente. Di tanto in tanto. Ora sì, ora no, ora sì, ora no. Che il troppo stroppia, e dopo non ti crede più nessuno. Gianni, diglielo pure tu. Comunque una volta ho letto che quando uscì “With or without you” discutendo dell’infinito fascino di quella canzone, alcuni dicevano che Bono e gli U2 parlassero d’amore, altri sostenevano che parlassero di dio, che fosse una preghiera insomma. Alla fine poco conta, a me paiono la stessa cosa. L’amore e la religione, dico. Che poi più o meno è vero che aspetto che le cose mi cadano dal cielo, che mi fisso, che bla bla bla. Se avete altre critiche consistenti da fare questa è la decisamente la mia settimana. Potete farmele pervenire secondo le vostre possibilità e/o attraverso ciò che più gradite. Lettere, messaggi, mail, piccioni viaggiatori. Ma veloci che domani è già domenica. Comunque è vero, eh. Anzi, è pure peggio. Io aspetto proprio che tutto il cielo cada sopra di me e si mischi alle mie cose. A quel punto non lo so cosa mi resterebbe sopra la testa, che cosa guarderei. Voglio tutto. Tutto mio. Non vedo più le sfumature. È un po’ diverso da come dicono. È molto molto peggio. Quello che mi manca, lo compro da qualche parte? Lo vendono al chilo? Qualcuno lo regala? Sempre la solita, sempre a cercare la strada più facile. Poi certi giorni, tipo tutti i giorni, vorrei proprio essere una di quelle strafigone che la vita gliel’hanno scritta i poeti, e il sorriso gliel’ha disegnato Da Vinci, che quando passo ti devi girare… no, non dall’altra parte! Ti devi girare e maledire il giorno in cui hai smesso di parlare con me. Devi pensarmi e piangere. Svegliarti e piangere. Andare a letto e piangere. E continuare a maledire il giorno in cui hai deciso un’altra cosa. Mi devi mettere fra le cose che hai perso. E piangere. Non so se è chiaro il concetto. E piangere. Sì lo so, la mia è una classica crisi adolescenziale. Ti dicono quando comincia e non quando finisce. Nel frattempo arriva l’estate e Pannella ricomincia col suo sciopero della fame. E di queste informazioni, per me, ne potete fare quello che vi pare.

“UNA FRASE? VUOL DIRMI CHE LEI CERCA UNA FRASE?”
...e le parole cominciano male...
E dal mio letto nuovo ci farei qualunque cosa, tutto il giorno lì con la porta chiusa bene a chiave. Mangiare, bere, leggere, dormire, ascoltare. Che intorno c’è proprio quello che mi manca adesso. Tutto. L’alternativa sarebbe partire senza salutare nessuno. Non per tirarsela, ma per il semplice fatto di non avere nessuno da salutare. Infilarsi le cuffiette nelle orecchie e in modo totalmente autistico, con assoluto distacco e disinvolta preoccupazione, farsi uno zaino e camminare. Guardare avanti e camminare. Cantare e camminare. All’inizio di “Moby Dick” il protagonista, quello di “Call me Ishmael”, dice che quando gli girano e va tutto a puttane, e si sente triste come se fosse un Novembre piovoso, quando gli viene voglia di correre per strada a dare fastidio alla gente, allora capisce che per lui è tempo di mettersi in mare il più presto possibile. E sarebbe decisamente tempo prenderlo 'sto mare, metaforicamente parlando e non. Ma per adesso io sul mio letto mi ci vado a tuffare, e per qualche ora giro pure la chiave, mi metto su una di quelle sequenze musicali catartiche preparate un po’ ad arte un po’ no, quelle da lacrimoni e fazzolettoni… e poi per me puoi pure piangere Roma, e tu amore, sentiti pure libero di morire quando vuoi. Che non è proprio per niente vero che quando non sai cos’è, allora è jazz.

“NIETZSCHE CHE DICE? BOH!”
… delle acrobazie semantiche…
Ho un amico che mi cerca solo per interrogarmi. Se non fosse che gli piacciono le mie risposte, anche quando non sono per niente belle, direi che è uno di quei professori che mi mettevano i voti al liceo. Anzi quel professore, quello che lui amava e compiaceva. Quello a cui non piaceva niente di me, e viceversa. Non una sola cosa. Non la mia ostinazione nel non voler compiacere quasi nessuno, non il mio modo di vedere le cose. Io odiavo i suoi quadernini, lui i miei quadernoni. Invece adesso ho questo amico che mi sembra d’esserci cominciata e finita con lui, che mi chiama quando è in cerca di risposte. Che quando non mi interroga, mi chiede il perché di certe cose che gli dico, che me le fa pesare, e il giorno dopo ripete le mie stesse parole e paranoie, senza che io possa farle pesare a lui. Ho questo amico che mi dice sempre che sembro una a cui non serve niente, infatti fa domande senza capire che se pure avessi le sue risposte, non ho comunque le mie. Quindi non solo mi serve tutto, ma anche qualcosa in più. Una volta gli ho chiesto perché quando va via la luce la gente comincia ad urlare. Se facebook non avesse risucchiato tutto il popolo di internet, lo chiederei anche a voi, a quelli che qui ci passate per sbaglio. Io ho una mia visione della cosa. Da piccoli si grida per paura che nel buio si nasconda improvvisamente qualcosa che verrà a darci fastidio, oppure non si grida per la stessa ragione. Io, personalmente, oggi al buio mi rilasso. Cerco il momento. Quel momento. Quello con cui tutte le giornate dovrebbero cominciare. E finire. Ed essere anche nel mezzo.

“CASCA IL MONDO, CASCA
… giro girotondo…
Comunque quelli che “svegliarsi tardi è uno spreco di tempo” bisognerebbe legarli al letto e torturarli. La crudele privazione del sonno a cui sono sottoposta da una settimana è una roba che nemmeno a Guantanamo. Rifare la stanza e dormire in salone senza sapere a cosa si va incontro. Se poi la natura ci mette pure le sue manone instabili. Mi sveglia il terremoto, mi sveglia mia madre, mi sveglia mio padre che mi guarda per vedere se sono sveglia. E poi alle 7 devo stare comunque in piedi per aprire ai pittori. Se c’è un difetto incurabile, è avere il sonno leggero. Comunque sul terremoto s’è già fatta troppa retorica, quelli che non sono lì, ma si sentono lo stesso eroi o vittime, a seconda dei casi, dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlarne. L’ironia, sotto diversi punti di vista, è che Madonna abbia speso per la causa più soldi e parole di quanto non abbia fatto il Papa. Per non parlare dei governi esteri che si dimostrano sempre e comunque migliori dei nostri. Stop. Basta. Non parlo più. Perfino le mie chitarre momentaneamente trasferitesi in balcone, per ovvie esigenze di spopolare la stanza in restyling, durante le scosse hanno detto la loro. Più volte. A voce alta. Forse temevano che a colpi duri di denaro, sarebbero rinate case e ospedali nelle zone distrutte per colpa di chi, e crollati il loro sogni fatti di lunghe passeggiate sul ponte, un giorno. IL PONTE. Quello sullo stretto, sì. Fortuna che sono state rassicurate. Io per esempio, stanotte non c’avrei dormito.
Se dovessi usare un francesismo direi che ti cacciano i vaffanculo a forza di stronzate…

“HO VOGLIA DI UNA CANZONE PICCOLA”
…senza pretese…
Una canzone piccola che parli delle cose grandi nella testa. Un ritornello piccolissimo che abbia la cresta. Una canzone piccola che porti via l’odore. Un ritornello piccolissimo che mischi il mio, col suo sapore. Ho voglia di una canzone piccola che faccia ritornare tutti scemi. Un ritornello talmente tanto piccolo che se lo guardi tremi. Una canzone piccola, ma con un tatuaggio sopra al cuore. Un ritornello piccolissimo che non sa dire sole e amore. Una canzone piccola per farsi compagnia tutta la notte, un ritornello piccolissimo che tira le coperte tutte da una parte. Una canzone piccola che sappia sempre come e cosa dire. Un ritornello piccolissimo che sappia farsi grande e restare gentile. Una canzone piccola, ma che ogni tanto urla, un ritornello piccolissimo che sa, non deve fare a chi più strilla. Una canzone piccola, ma che vuoi dire “oh, non sai che bella!”. Un ritornello piccolissimo che tenga tutta la mia vita a galla…

“NO NEED TO ARGUE”
… non ho, non è, non ha, non ho…
Do per scontato che verrà l’estate, mischierà le carte, saranno già cambiate. Il vento sarà il re del gioco, si farà serio, comincerà a contare. Io mi farò sorprendere a cantare, farò finta di niente, inizierò a barare. Farà caldissimo, farà un caldo bestiale. Avrò maniche lunghe, buone per ingannare, nasconderò tre coppie di assi che altrimenti non saprebbero dove andare. Assi di cuori, ovvio, come me, che in fondo gli do solo asilo. Solleverò le gambe, le incrocerò per stenderle più alto. La penna in bocca, ma senza mordicchiare. L’inchiostro scende come scendono le gocce dal bicchiere. Disegnerò il futuro come lo vedo io. Scale, scarabocchi, ghirigori e poi perfino dio. Certo, mi servirà la musica. È lì che si finisce, e sempre lì che si comincia ad imparare. Lì dove c’è la panacea di tutto il male. L’unico sollievo. La marcia che può farmi correre oppure camminare. La cima a cui mi aggrappo quando non c’è rimasto niente da considerare. Perciò do per scontato che saprà farsi vento, estate e carte, e quello che le pare. Do per scontato che sarò sempre io, soltanto io, a farmi respirare.

VIVERE E MORIRE A LOS LOCOS
…c’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva, raccontami una storia, e la serva cominciò…
La mia… famiglia, diciamo famiglia, ha una specialità. Si chiama guerra fredda. A questo gioco so giocare anche io. C’è chi gioca con i lego, e chi vive con i Romanov. Si cresce con esigenze evidentemente diverse. Ma posso certamente constatare che arrivati ad un certo punto, quel punto in cui la corda è logora, viene il giorno che ad essere sempre costantemente umiliati non ci si diverte più come una volta. Bisogna prendere atto, con dispiacere per carità, che si smette di incassare con classe, che si perde lo smalto nello sfiorare i colpi, e che il sorriso perde in plasticità. Mia madre, nella mia famiglia, è quella che detiene il trono, lo scettro, la corona, l’abito di pelle umana e tutto il resto appresso. Su gli usi dello scettro non mi soffermo, diciamo solo che se la regina fosse un contadino, lo scettro un cetriolo, e io un ortolano, il paragone sarebbe presto fatto. È sempre bello sentirsi amati, c’è comunque un sottile piacere nel sentirsi benvoluti, o al limite anche solo voluti. No? Me lo confermate? C’è qualcuno che me lo conferma? Io purtroppo non riesco ad andare con la memoria a prima della mia nascita, perciò resterà una delle domande irrisolte della mia vita. Però non mi piace fare la vittima, per carità, io vivendo a casa mia sono diventata caustica e disillusa, ma a volte anche simpatica mi dicono. C’è chi vivendo in situazioni analoghe, ha sviluppato patologie caratteriali ben più evidenti e distruttive delle mie. Io, diciamocelo, al massimo mi limito a non sentirmi mai amata da nessuno, anche se mi si avvicina qualcuno che conosco, penso più che altro che abbia perso la strada, e nell’andare da qualcun altro ha, purtroppo per lui, incrociato me. Il che è per lui una perdita di tempo e per me una certezza, l’unica della mia vita. Che se è vero che quello che non ti uccide ti rende più forte, alla lunga è pure vero che di sicuro ti rende come minimo un po’ meno fiduciosa, in una visione estremamente ottimistica della vita. Ci sono ottimisti da queste parti? In più io, con una minima parte della mia discreta esperienza di mortificazione quotidiana un giorno contribuirò al fabbisogno di un’intera famiglia. Quella del giovane psichiatra che mi prenderà in cura, quando alla fine mi verrà voglia di suicidarmi. E mi verrà, ah se mi verrà! Io avrò un unico pensiero: meglio gas o pistola? Lui avrà un unico pensiero: il pil dell’Asia è pari ai soldi che ho fatto da quando l’ho incontrata, o i soldi che ho fatto da quando l’ho incontrata sono pari al pil dell’Asia? E alla fine, almeno lui sarà felice di vedermi. Lei, mia madre, anche lei avrà un unico pensiero. Indovinate? Tutti gli altri, compreso il re, probabilmente si asterranno da commenti. E sono soddisfazioni sia da viva che da morta.

“WORKING ON A THING THAT WHEN IS FINISCHED
IT TOOK ALMOST SEVEN HOURS TO SING “
…non è che non mi capisco, è che non ho tempo…
Che ci sono almeno un milione di buchi nel cielo, da cui filtrano un mare di stronzate. Però qualche giorno fa, all’università ho incontrato Madre Teresa e San Francesco. Due virtuosi. Guardandomi in faccia hanno capito tante cose di me, costringendomi dolcem…, gentilm…, delicatam… costringendomi come si addice ai benefattori, a rifiutare i voti… cioè no, IL voto. Praticamente una crisi mistica. Santi che si spogliano dei loro abiti e vanno in giro a dire le bugie. Che io sono anni che mi guardo in faccia e certe volte manco mi saluto. Però una cosa la so, e non c’entra niente coi santi, ma col paradiso forse. Voglio leccare il coltello dalla parte della nutella. E qui è inutile che ve lo spiego, tanto aspetto quel giorno. Leccare la nutella sul coltello non ha niente a che vedere con la cioccolata, nè tantomeno col coltello. È come dire il lato oscuro della luna, il sole freddo dell’inverno, il vento caldo che tira sul materassino buttato per terra quando stai al mare e sono quasi le 7, che ci vuole niente che ti prendi un raffreddore. Molto, molto di più, addirittura di più che infilare il dito nel barattolo ancora pieno. Leccare la nutella vicino alla lama non è un pensiero superficiale, ma un desiderio di conquista. Quasi come mettere una bandierina su Plutone.

“PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI,
RESTACI!”
…tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate…
Ieri in tv presentavano un libro. Un libro triste di poesie tristi. A un certo punto l’intervistatore ebete ha chiesto al poeta come mai, secondo lui, alla gente non piace parlare della morte. Io stavo stravaccata sul letto dei miei a vedere questa cosa con mio padre, e lui ha cominciato a dire che però è vero, a chiedersi in modo molto calmo e rilassato che chissà come mai la gente non vuole sentir parlare di morte, chissà com’è che siamo un popolo che fa gli scongiuri, che chissà perché e per come. Ha detto “la morte fa impressione…” e io ho detto “ma no, non è quello…”, “ma sì, alla gente fa paura…” e io ho detto “ma no, ma non è paura…”, e “allora che fa?”… “fa dispiacere”, ho detto io un po’ triste, mentre lui ridendo ha risposto che fa dispiacere solo ai vivi, perché ai morti… beh, una volta morti a loro che gli frega? Però è vero, per me la morte fa dispiacere, e basta. Ultimamente mi sono dovuta chiedere, per fortuna o purtroppo, se è giusto essere dispiaciuti e confusi, ma stranamente sereni, quando qualcuno se ne va. Convinta fin dalla nascita che non si può negare il diritto di morire dignitosamente a nessuno, mi sono sempre chiesta quale fosse la reazione a questa morte rispettosa e “inusuale”. Proprio l’altra settimana a questa domanda non avrei saputo rispondere. Oggi sì. È giusto essere sereni, è giusto stare male e bene. Il “caso” di Eluana Englaro nessuno poteva capirlo se non chi conosce la situazione. Si è perfettamente coscienti che è quello il modo più sbagliato di soffrire, e che morire è solo il modo più giusto di vivere, finalmente, dopo tanti anni. A qualcuno sembra brutto poter decidere della fine di qualcun altro, a qualcuno fa solamente paura la responsabilità del gesto, qualcun altro si sentirà spaesato nel non sapere cosa proverà dopo. Io adesso conosco la risposta anche a quest’ultima domanda, e so che niente di quello che senti è giusto o sbagliato. E dopo averlo vissuto sulla mia pelle, so che fa tanto più male vedere una persona soffrire e peggiorare senza poter fare niente, solo perché c’è una legge divina che nel nostro stato, barbaro e codardo, è più forte della legge civile. Il primo articolo che io abbia mai scritto, e la prima cosa sensata che ho fatto leggere a qualcuno, parlava dell’eutanasia. In quel periodo l’Olanda stava approvando la legge. Mia nonna se ne è andata sabato scorso dopo quasi 19 anni in cui non riconosceva nessuno, non poteva dirci nulla su come si sentiva, non poteva camminare, mangiare, ridere, niente. Mi dicono che prima di ammalarsi era un “carabiniere”, mandava avanti il bar, la casa, mio nonno, i figli e noi nipoti. Metteva in riga tutti. Io però non me lo ricordo. Faccio fatica a ricordare dei momenti del tutto belli di lei perché ero troppo piccola, e le cose che ricordo vorrei averle dimenticate tutte… o forse no, indubbiamente anche queste cose fanno crescere. Però mi ricordo che sarei voluta crescere dopo. Non mi ricordo la sua voce, e questa cosa mi uccide perché ci penso da una settimana e capisco che avrei dovuto cercare di ricordare di più, trattenere di più, ma io sono indubbiamente egoista e forse lo sono sempre stata, e quello che mi fa male me lo tengo per me, nel vano tentativo di tenerlo a bada a mio modo. In parte non ho ancora capito cosa è successo da quando mia nonna è morta, perché non è cambiato niente eppure è cambiato tutto. Il gesto più bello che ho visto quel giorno, e in molti altri giorni, è stato quello di un signore anziano alla fermata dell’autobus che quando è passato il carro si è fatto il segno della croce. Una roba di un altro mondo, altri tempi. Una roba di una gentilezza che ti fa pensare che davvero allora adesso è tutto a posto. Mio nonno può dormire senza la paura che succeda qualcosa, eppure non so se lo faccia, noi possiamo continuare a stare in casa loro senza quella stessa paura, rabbia, o tristezza, o impotenza, o non lo so, eppure non lo so se lo facciamo. Sentivamo le notizie su Eluana, per tutti questi anni, come se si parlasse di noi, e come se si parlasse di noi ci arrabbiavamo. Come se si parlasse di noi appoggiavamo Welby, e il ribrezzo di questa chiesa ci ha fatto rabbrividire, e come se si parlasse di noi adesso penso un po' al padre di Eluana, e ai suoi amici. Come se si trattasse di noi, oggi mi sento un po’ come sabato scorso, che non sapevo bene quale reazione avere, o quale reazione fosse giusto avere davanti a una morte che non è proprio morte, ma qualcosa di meglio. Io sono molto tranquilla, penso che se mia nonna è il “carabiniere” che dicono, la donna a cui mio nonno ha dedicato l’intera esistenza, nonostante tutto, ed Eluana è tosta la metà del padre, se dopo la morte c’è una qualsiasi altra cosa, allora non ci saranno più problemi, se la caveranno. Io penso che dovrebbero, se posso suggerire, far avverare il peggior incubo di questi politicanti demagoghi, di queste marionette della chiesa, di questi falsi predicatori di casa nostra. Se c’è un dio, uno qualsiasi dico, penso che dovrebbero dirgli della pessima reputazione che si è fatto in 2000 anni, penso che dovrebbero farlo vergognare. Se quel dio è quello dei nostri politicanti, allora dovrebbero distrarlo dalle sue partitelle di calcio e dalle sue “puttane” da riabilitare, e mostrare anche a lui il suo incubo peggiore, che poi è anche il nostro, e chiedergli di guardare un attimo giù, ho sentito parlare di un terzo occhio che potrebbe usare per mantenere un po’ di controllo, invece che per vincere a carte. Lo so che ci sono un sacco di “se” in quello che ho detto, ma sembra qui in Italia non si possa avere altro, i “se” sono tutto quello che abbiamo. Io, da parte mia so che quando non mi sentirò tanto bene, coglierò l’occasione per andare a morire sola da qualche parte, come fanno gli elefanti e gli asceti.

“KARMA POLICE”
… do I lost myself? ...
E mentre da sveglia continuo a sognare un mondo senza esami, né prove da superare, fatto di panna montata, gelato, stracciatella, pizza, pompieri e principi blu… di notte continuo ad avere incubi assurdi. Finché non urla qualcosa, o qualcuno. Il telefono, la sveglia, la vicina. E mentre apprendo, sempre più innegabilmente, che facebook è il male al suo stato più puro, la gente continua a chiedermi perché non sono iscritta. Che c’è “tipo tutto il mondo tranne te”. Un modo come un altro, se fosse vero, per farmi sentire speciale, una volta nella vita. Ora io mi domando “cui prodest?”. Tanto per lasciarsi ossessionare occasionalmente, e appagare la mia naturale et morbosa curiosità, ci sono gli account degli amici. E se volessi violare la mia privacy mi metterei a parlare con gli sconosciuti per strada, che di sicuro non possono essere peggiori degli sconosciuti che una volta conoscevo. È veramente facebook il luogo in cui rimettersi in contatto col mondo? Il tempo speso a pensare è comunque tempo perso. Devo dire che il 2009 si è aperto con una certa dose di sfiducia nei confronti del prossimo, e insicurezza nei miei confronti, che per un po’ di tempo avevo lasciato in un garage affittato, col proposito poi di chiamare il camion dei traslochi. Ora la mia pigrizia, e la mia tendenza a conservare tutte le cose, mi hanno di recente risbattuto tutto in faccia. La giusta punizione per chi tende ad accumulare anche la robaccia. Sicchè quando squilla il telefono sogno di essere appena stata abbandonata da tutti, quando la sveglia suona io sto litigando con qualcuno, e quando la vicina urla “CILIEGIA, CON

“JUST THE WAY YOU ARE”
…Turu tu turu turu tu…
Sono… diversamente divertente, diversamente cosciente, diversamente incosciente anche, diversamente intraprendente. Tra un po’ anche diversamente vedente, perché mi piace questo carattere diversamente esasperante. Non sono una di quelle che dice cose tipo “mettetevi su un pezzo dei “Travis” sdraiatevi sul vostro letto stropicciato e fissate il soffitto. Prendete in mano qualcosa, una sigaretta, un bicchiere di qualcosa che stona… perché è così che vi sentirete in paradiso”. Ora il gruppo può cambiare e anche il colore del divano, ma quelli che dicono così non cambiano mai. Fingono. E la finzione al fine della scrittura mi sta bene fino ad un certo punto, diciamo pure da Baricco in poi. Non troppo se non sei troppo grande. Se sei Dante ad esempio, mi puoi anche parlare di paradiso ed inferno. Se sei Manzoni inventati un ramo del lago di Como. E se sei De Andrè raccontami di Carlo Martello, o di quello che ti pare. Anche di quanto sangue ti uscì quella volta dal naso. Altrimenti il divano e la musica mi sembrano roba da terapisti, che se il soffitto fosse come il cielo sarebbe cromoterapia. Io sono diversamente creativa, diversamente romantica, diversamente attenta. Diversamente resto appagata da un male che non è proprio proprio male, e da un bene che solo bene non è.
Diversamente immersa in un senso che non sempre capisco, ma accetterei anche se non fosse il mio.

“È L’UNA DI NOTTE, TUTTO VA BENE,
…uno dos tres, cuatro cinco cinco seis…
Scattiamo un’istantanea di questo inizio 2009.
Shake it like a polaroid picture.
Piove. Senti come piove. Madonna come piove. Senti come viene giù.
Piove più o meno da quando l’anno è cominciato, come se questo 2008 appena trascorso, che però oramai è già un anno fa, avesse avuto bisogno di una bella pulita. È possibile.
Il mese scorso mi pare d’averlo passato in barca, in compagnia di qualche pazza mitomane melodrammatica. È stato come se m’avesse buttato sulla barca, avesse azionato il motore, e poi fosse scesa a godersi lo spettacolo. In ogni caso non riuscivo a capire a chi attribuire il senso di nausea. Se a Kathy Bates o al mare mosso. Mi pareva che m’avessero legata come un salame e buttata per terra. Potevo strillare, tanto nessuno mi stava a sentire, e mentre cercavo di rimettermi in piedi, rotolavo da una parte all’altra sbattendo la testa. Sdonk, sdonk, sdonk! Il 2008 si è chiuso col rumore della mia testa che sbatteva da un estremo all’altro della barca vuota. Le sirene erano puttane bugiarde che non volevo sentire, una puttana bugiarda. Con lei avrei giocato alla roulette russa, lasciandola vincere. Sirenetti seduttori non ce n’erano, e di sicuro io non ero Ulisse, ma solo il rumore che facevo. Sdonk. E le urla che comunque mi concedevo. Mi si è abbassata la voce di 3 ottave, nel 2008, adesso canto meglio di Baglioni, e presento come
Piove ancora adesso. Ma non mi importa niente. Io le ho sistemate le mie priorità, per non doverlo fare di corsa, prima del cambio del calendario. Le ho sistemate una 20ina d’anni fa. Il 2008 è stato l’anno in cui mi pare di averle chiarite a tutti. Tutti quelli che mi interessano. Nel 2008 ho fatto 4 sogni che si sono avverati. 3 brutti e 1 bello. Ma credo nelle rivincite. E mi vanto di avere le premonizioni come Alyssa Milano ormai quasi 10 anni fa. Nel 2009 il fatto di poter dire “10 anni fa”, e riferirmi ad un’età in cui ero quasi al ginnasio, mi sconvolge. Forse il 2009 è l’anno in cui capirò d’essere cresciuta, anche se guardandomi allo specchio ancora non me ne accorgo. Non se ne accorge nessuno. Sapete cosa ho fatto da Natale a ieri? Ho trattenuto il fiato. Ho trattenuto il fiato sperando di poter respirare in modo regolare, quando avessi ripreso a farlo. Il che vuol dire niente singhiozzi, niente lacrime, niente urla, nè stupidi sensi di colpa per non aver detto o fatto. Spero d’aver detto, fatto, e fatto capire. Spero d’averne conferma, in parte forse l’ho avuta. Ho detto e fatto capire che ci tengo. Che quando non sto con le persone a cui voglio bene è come se mi mancasse un braccio, o una gamba. Non lo trovo divertente.
Scattiamola, un’istantanea di questo inizio 2009.
Shake it like a polaroid picture.
C’è un pandoro spalmato di panna e nutella; crocchette di marmo; saccottini giganti di provola e prosciutto; un brindisi davanti a cecchini armati di fuoco amico; qualche foto stupida venuta bene; Gianna che cantava solo per noi, e altre 200mila persone; e almeno un paio di persone senza cui mi sembrerebbe di non avere né braccia, né gambe, né occhi.
Detto questo, potrei fare una classifica di quello che mi manca, di quello che vorrei, di quello che vorrei volere. Non lo farò. Quello che farò è ricominciare a trattenere il fiato. Daaaa… ora!

LIFE IS A BITCH AND SO ARE U
Caro Babbo Natale,
lo so che per essere una persona così ossessionata dalla puntualità, la mia letterina potrebbe sembrarti piuttosto in ritardo. Non la buttare B., che questa è la mia letterina per l’anno prossimo. Proprio perché certe cose non cambiano mai, e io non mi aspetto che cambino allo scoccare della mezzanotte (che un calendario che si azzera, non conta niente) provo a chiedere a te di realizzare qualche desiderio del momento, per il prossimo Natale. Ti do modo di pensarci. Stabilire le priorità. Scegliere. Per esempio io dal 2009, vorrei solo la verità. Per esempio io vorrei che tutti secondi diventassero primi, e i primi secondi. Perché chi è secondo lo sa, quanto è frustrante esserlo. Molto più che essere terzi, quarti, o anche ultimi. Io sono in squadra con l’ortolano, e tiferò sempre per lui. Lo aiuterò a schivare i cetrioli. Per esempio io vorrei poter scrivere una canzone con un lieto fine, una canzone a cui per ora ho dato solo un non lieto titolo: “life is a bitch and so are u”. Che in inglese le parolacce si possono dire, perché suonano bene. Io se ti raccontassi la storia che la ispira, ti giuro caro B., che tu non ci crederesti. Parla di una persona che forse a casa ha dovuto rompere tutti gli specchi per evitare di sputarsi in faccia la mattina. Parla del fatto che questo è stato un duro colpo per lei. No, non per la sua coscienza, è che lei ama specchiarsi. Adesso però ha trovato un metodo che sembra realizzarla: si circonda di persone che le dicono quanto è bella, così senza doversi guardare, sente lo stesso ciò che vorrebbe vedere. Questa storia non parla di nessuno in particolare caro Babbo, il mio ruolo qui, quello di narratrice, mi obbliga a dire che mi ispiro alla vita, e a nessuno in particolare. Io imito l’arte che imita la vita. Che imita l’arte. Ti dico un segreto caro B., questa è una bugia. Io una persona così la conosco, e tu che hai girato tutto il mondo ne avrai viste tante. Ti dico un segreto caro Babbo, il mio ruolo mi obbliga a mentire, a dire che raccontare è in parte anche inventare, ma queste persone esistono. Perché tu le conosci, e anche noi. Tu però adesso, mi devi dire un segreto che sai tu. Mi devi dire se quello che fai poi ti ritorna, se quello che cerchi poi lo trovi, e se in campagna ci sono ancora le lucciole a fare compagnia alle stelle d’estate. Perché per esempio, caro Babbo Natale, io per l’anno prossimo vorrei sapere. Sapere perché c’è chi può e chi no; chi non sa fare e insegna; chi crede, ma non sa; chi cade dalle impalcature, chi guarda da sotto, e chi si gira. Sapere anche se qualcuno ci ha fatto davvero a sua immagine e somiglianza. Perché caro Babbo, io per fortuna non ci credo. Altrimenti passerei tutti i minuti di tutto il tempo che mi resta, a chiedermi… “ma che razza di matto è, uno che quando crea l’umanità, sta attaccato alla sua decima boccia di rum?!”

IO SONO SECONDA
…Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare…

CUL DE SAC
...buoni o cattivi non è la fine...
Che se nella vita ci fosse il tasto “FF”, staremmo tutto il tempo a premerlo, e ci farebbe malissimo il dito! E se ci fosse “REW”, io lo premerei talmente tante volte che la mia vita sembrerebbe un fermo immagine di me sdentata che mi cospargo di qualche strana minestrina per bambini felici… probabilmente uno dei momenti più appaganti della mia vita! Bah… comunque, poco importano i “se” e i “ma”, perché tanto sono solo “bla bla bla”. Rima. Baciata. Quelle le so fare. Comunque dicevo, lo so che aprire gli ombrelli nei posti chiusi è un po’ come portarsi sfortuna da soli, ma se io aprissi un ombrellone gigante con le stelle appese, grande abbastanza per farci stare una 50ina di persone comode, ma fatto apposta per starci larghi in 5- 6… porterebbe ugualmente sfortuna? Che tanto sono 2 mesi che piove, almeno così si sta felici tutto il tempo a guardare le stelle. O no? Tanto oggi ho deciso che salto di palo in frasca, perché di scrivere cose sensate proprio non se ne parla, e allora vi chiedo… ma a voi vi è mai capitato di essere esattamente tutto quello che non siete, e allo stesso tempo di restare sempre gli stessi? Di essere diventati quasi tutto quello che avete evitato, forse anche con troppa ostinazione, per tutta la vita, e allo stesso di non esserlo affatto? Ha senso quello che dico? Neanche lo so. Secondo me sono affetta da un non molto raro sdoppiamento della personalità. Mi sento una e trina, ma senza niente di divino. In pratica come, che ne so… ce l’avete presente uno di quei personaggi tendenzialmente positivi della celluloide, che poi incontrano qualcuno e diventano completamente negativi? Ecco, così. Fino a venire risucchiati in un gioco di ruolo dove il tuo ruolo, è quello dello stronzo, che non è il tuo solito ruolo, ma piuttosto il frutto di un potenziale di stronzaggine inespressa che solo pochi hanno la “fortuna” e l’onore di tirarci fuori. Comunque da quel ruolo, con quella persona, c’è il rischio di non uscirne più. Ce l’avete presente voi Tiffany- Amber Thiessen? È come essere lei. Non è, né sarà mai più, né Amber né Tiffany né Thiessen… ma sempre e solo: Valerie, la stronza di “Beverly Hills”, quella che prima faceva “Beside School”. Intrappolati in due ruoli. Intrappolarcisi da soli. E restarne prigionieri. In genere per molto tempo. D’altronde a che serve essere, chessò, Vittoria Puccini, se tanto per tutti quelli che ti volevano in costume, sarai sempre Elisa di Rivombrosa? Poracci. Loro volevano farsi male, e tu continui a fargliene finché non ti stanchi. Perché non c’è niente di più facile che diventare sadici con un masochista. Però non lo so se mi sono spiegata.

“PERCHÉ SCRIVI SEMPRE CANZONI TRISTI?”
… perché quando sono felice esco…
La mia generazione siamo solo noi. Noi cinque, sei, sette al massimo, otto per esagerare. Quelli che si intimidiscono ancora cantando l’ultimo verso di albachiara, mentre invece adesso tutti cantano pop-porno ammiccanti, pure i ragazzini. La mia generazione, che per inciso siamo solo noi, pensa che la vita debba essere un grande puzzle fatto di enormi piccoli gesti, dannato Dawson’s Creek! Lo volete sapere che facevamo noi durante la sua ultima puntata? Facevamo finta che “chi io? no, no, io non sto piangendo”. È quella che si aspetta le favole prima di andare a letto, che l’anima gemella ti viene incontro per strada, e l’amore della vita ti cade addosso come una secchiata d’acqua fredda quando meno te lo aspetti. La mia generazione siamo solo noi. Vogliamo un muro, le canzoni, una pista ghiacciata sotto casa. Sdraiarsi sul divano a guardare sempre gli stessi film. La mia generazione ha sempre 15 anni. Troppo grande per, e troppo piccola però. La mia generazione sogna ancora. La mia generazione siamo sempre solo noi. Vogliamo vedere le nostre foto scorrere sul muro di un palazzo altissimo, durante un viaggio in Francia per conquistare chissà cosa, che quando siamo partiti avevamo paura di volare, ma al ritorno non ci serve l'aereo. E poi quella dichiarazione ovunque, durante l’ultimo secondo dell’ultimo giorno dell’anno. Mentre con le cuffie ascoltiamo una canzone diversa da quella che ascoltano tutti gli altri. Qualcuno che diventi pazzo solo pensandoci, e qualcuno per cui diventarlo a nostra volta. Qualcuno che ci faccia ridere, per quanto è pazzo. Che corra all’aeroporto per riprenderti. Che qualcosa in un libro ci porti a quel qualcuno. La mia generazione sta sempre ad aspettare. Siamo una generazione del pensare, non del fare. Infatti la mia generazione, pensa che ti ripensa, ha trovato in testa il migliore dei mondi possibili. La mia generazione, che conta fra le sue fila forse otto persone, probabilmente quasi tutte donne, sogna le stesse azioni, e gli stessi risultati. La mia generazione è fatta di otto persone, nate in un solo anno: il 1985. Dopo l’ ‘85 qualcosa è successo, e circa otto persone si sono ritrovate le uniche, anche della loro generazione, a pensare a canzoni, muri, e anomale, ma simpatiche, dichiarazioni d’affetto. Adesso ci sono i neoromantici, farfalle, stivali, caschi, e telefonini coi pupazzetti, mettono lucchetti, lanciano chiavi, leggono solo Moccia e le più colte adesso anche Stephenie Meyer. E poi ci sono i non romantici. Fra i due gruppi una folta schiera di individui normalmente cardio dotati, credo, che per quanto ne so dovrebbero comunque essere etichettati, e invitati a pompare un po’ di più. La mia generazione, adesso ve lo dico, è potenzialmente la più perfetta, se fosse nata nell’ ‘800, se fosse più folta, e vedesse almeno un pareggio numerico tra uomini e donne. Io, la mia generazione voglio rappresentarla. Come quelli che pensano che ripetendo gli stessi passi possano aversi diversi risultati, o come quelli che sperano che vecchie parole abbiamo nuovi suoni. Simpatici teneroni che da piccoli non hanno mai provato a far ridere i sofficini, ma che adesso pur di strappargli un sorriso gli fanno anche i grattini sulla pancia.
Perché sceme eravamo, e sceme siamo rimaste.

EVERY BREATH I TAKE SOUNDS LIKE
…hey, baby, did u forget to take your meds?…
Stanotte volevo fare testamento, ma poi miracolosamente stamattina guardando le arance non ho pianto. Capisci che qualcosa è cambiato quando non ti commuovi bevendo la spremuta, e il vivin c non ti emoziona più come una volta. Capisci che è successo qualcosa. Io lo chiamerò lento riavvicinarsi a ciò che più ci fa sentire vivi, la capacità di respirare, voi chiamatelo pure principio di guarigione. Che tanto è questo quello che distingue i poeti dai profani.

“IO SAPREI NASCONDERMI”
… dentro e fuori dalle righe dei miei guai…
Mi piace il suono delle voci che si mischia. Il suono della tua voce che non si distingue e non si sente, quando si trasforma. Diventa il suono di 10mila persone insieme, e suona troppo bene. Il battito delle mani che non è per nessuno, ma fa andare tutti a tempo, nessuno escluso. Neanche tu. Che quella musica è stata scritta per qualcuno, qualcuno o qualcosa che ha saputo ispirarla. Mi piacerebbe essere quel qualcuno. Mi piace che sia come la marea, che un po’ riporta a galla e un po’ riporta via. Mi piacciono i bassi quando te li senti nello stomaco. Toccano qualcosa che sale dritto in gola. Mi piace che per 10mila persone, e solo per loro, diventi estate. Anche se per tutti gli altri, fuori è buio e piove. Mi piace anche la sensazione che a tratti ti manchino intorno almeno un paio di persone, mentre a tratti le vedi sfumare. Mi piace che due note suonate una dopo l’altra possano ricordare tante cose, finchè suonate all’incontario sono già pronte a raccontare a tutti un’altra storia. Mi piacciono anche quelli che cantano tirando a indovinare, quelli che aspettano la loro canzone, quelli che chiamano la gente, quelli che strillano e quelli che non dicono niente. Quelli che ballano e quelli che stanno fermi. Quelli che saltano e quelli che non ci credono. Soprattutto mi piacciono quelli che sorridono, comunque. Inevitabilmente è tutto frutto della troppa roba che si muove. E passa per forza dal cuore.

IT’S ABOUT A COMET, ALL THE TIME
… not even in the same area code …
Credo al limite, che potrei essere anche sana, nella mia psicopatologia.
Una volta ho addirittura pensato che qualcuno mi avesse capito. Qualcuno che volevo mi capisse. Ovviamente non stava succedendo, era soltanto un’impressione. Un’altra volta ho pensato che tutto sarebbe andato come doveva andare. Come io avrei voluto che andasse. Avrei voluto che il tempo si fermasse, che il treno non partisse e che qualcuno parlasse. Sentivo una voce che diceva “daaai, dillo, dillo, dillo!”. Non ci crederete, la sentivo solo io. Una volta mi è addirittura parso di sentir squillare il telefono. E mi ricordo d’aver parlato. Però non era vero forse, la memoria a volte, ci fa ricordare cose che non abbiamo mai vissuto. Tipo che una volta mi è sembrato di credere che la felicità l’avrei avuta in pugno. Viaggiava velocissima sul filo di un telefono che era lontanissimo. Neanche a dirlo mi sbagliavo. Desideravo giorni sempre assurdamente uguali. Giorni uguali a giorni che non mi ricordo più se ci sono stati. Non mi pare. Sto fuori di testa. Voglio tutto quello che voglio, e anche quello che credevo di non volere. Voglio tutto e basta. Anche quello che dicevo di non volere, ma in realtà ho sempre cercato. Per un attimo anche adesso, ho creduto di avere qualcosa che volevo. Non ci si può fidare neanche del cielo, perché un momento lo vedi blu, e due minuti dopo ti sembra la fine del mondo. In senso letterale proprio. Le foglie cambiano come cambia il vento, e pure le persone. Per tante buone ragioni, me ne rendo conto. Quelli come me hanno la tendenza a sfiancare quelli come voi per vedere quanta resistenza hanno quelli come voi a quelli come me. Ma comunque lo fanno sempre a determinate condizioni. Possibilmente irragionevoli. Una specie di prova di forza che in palio ha la fiducia il più possibile reciproca e quasi cieca. Solo che la tentazione a cedere è forte, e nessuno arriva mai alla fine con tutte le forze che aveva quando è partito. Diciamo pure che tranne isolatissimi casi, nessuno arriva mai alla fine. Nessuno dei due dico. Alla fine è un gioco a perdere. Che il problema è solo ed esclusivamente di quelli come me, sempre bisognosi e alla ricerca di continue conferme è vero, io ho imparato col tempo a rendermene conto. Però una volta, una volta che è stata così una volta, che ancora me la ricordo… ho pensato che il problema poteva pure non essere solo di quelli come me, ma certe volte anche di quelli come voi. Che infatti poi, io, a quella volta ci penso ancora…
perché è la volta che ho capito che non era vero.

“YOU MAY SAY I’M A DREAMER”
…but I’m not the only one…
Stamattina, per prima cosa, ho controllato i risultati delle elezioni americane. Per seconda cosa ho ricontrollato i risultati delle elezioni in America. Per terza, quarta e quinta cosa, ho ri-ri-ricontrollato chi avesse vinto
Perché c’è chi può, e chi non può, loro può.
![]()
E NOI A GIUSY
… la menamo, la menamo…
Allora tu sei lì che ti sei appena svegliata, ti alzi, versi il latte freddo nel bicchiere, ti prepari il caffè, accendi il pc, metti la musica. Finisci per caso su un video, potenzialmente un video qualunque, che qualche incauto blogger ha postato così, senza avvertenze o doverose raccomandazioni. La curiosità è sintomo d’intelligenza ti dici, l’hai sentito in giro, e tu sei spinta a vedere quel video lasciato lì senza alcun indizio che permetta di decifrarne il contenuto. Il dito si muove, il mouse fa click, e… gesùgiuseppeemaria, c’è Giusy Ferreri col suo nuovo singolo, a cui tu, apparentemente baciata dalla fortuna, fino ad allora eri riuscita a scampare. E a quel punto ti senti sparato nelle orecchie “AHU, AHU, AHU, AHU”… perfetto stile m’hanno schiacciato un piede, però con la faccia da crampi feroci. Il testo continua gloriosamente tra le vie parigine, vediamo Giusy attaccata ad un lampione, poi con la faccia compiaciuta davanti allo specchio, e poi di nuovo tra le vie parigine. Capisco che spesso i francesi si dimostrano nazionalisti, con la puzza sotto il naso, e piuttosto che parlarti in un’altra lingua ti farebbero morire sotto una schiacciasassi se non sapessi chiedere aiuto in perfetto francese… ma punirli con Giusy Ferreri… non era già abbastanza avergli mandato

TEMA
Titolo:
Facebook ha rotto le balle?
Svolgimento:
ma parecchio, eh!

IL BARBAGIANNI
… barbachè? com’è che si chiamava? barbapapà? …
Il barbagianni è più che altro un luogo dello spirito. Un non essere, una categoria della mente. Pensateci. Qual è il vostro barbagianni? Una sorta di triangolo delle Bermude in cui tutto si perde, che abbiate o meno trovato parcheggio. Così se una sera decidete di trovare il vostro barbagianni, può finire male o bene. I luoghi dell’anima sono oscuri e imprevedibili, mentre gli altri, più rassicuranti, somigliano moltissimo a posti che già conoscete più o meno come casa vostra. Sono quelli in cui potreste contare i passi che vi separano dal tavolo, i minuti d’attesa; provare ad indovinare i nomi dei cocktail; le facce degli affezionati; il colore del cappello di chi dovrebbe vestirsi meglio, per esempio con una maglietta con su scritto il suo numero di telefono; il nome del nostro preferito, anche se i pareri sono contrastanti; le richieste dei vostri amici, chi dovrà dire cosa, e poi chi lo avrà. Potreste fare tutte queste cose, e riuscire a farle tutte bene, sempre. Perché non siete al barbagianni. Perché i luoghi dell’anima sono difficili da trovare, e affollati, mentre casa, è dove anche se certe volte si sentono un ripiego, sanno che li ami e ti lasciano entrare, ti tengono sempre un posto, e un gioco con cui perdere la pazienza, e poi ti dicono cose come “sì, ma non abbiamo tanti giochi come l’anno scorso”, proprio come direste a uno di casa, a cui volete almeno un po’ bene, e che sapete che non sarà certo questo ad impedirgli di tornare e tornare, e tornare.

“E MANIFESTO IL MIO DISAGIO PERSONALE
E CULTURALE NEL CONTESTO”
…in cui protesto…
Ora, se vi stavate per caso chiedendo che fine avessi fatto, sono sempre qui. Risucchiata da una crisi creativa che, non essendo creativa, non avrei neanche il diritto di avere. L’ho rubata a qualcuno, io, la mia crisi artistica. Per fare del bene. Un artista vero ne sarebbe rimasto sconvolto. La paura del foglio bianco, le parole che non escono. È come sentire una canzone nella propria testa e non ricordarsi le parole, né la voce. Come riconoscere un odore, e non riuscire ad associarlo. Come assistere in diretta al declino del tuo paese. Frustrante. Ok, magari ho perso credibilità con quest’ultima cosa del declino del paese, ma chi è romantico, e idealista, e viscerale come me, ne soffre, ne sono certa, è deluso e amareggiato. Perché non abbiamo più reggiseni da bruciare, né rapitori che si sacrifichino per la causa, abbiamo talmente tante cose da gridare che alla fine ci siamo fatti togliere il volume. A poco a poco, da bravi cittadini. Abbiamo legittimato il silenzio, da soli ci siamo tolti la parola, e adesso se ancora riesci ad urlare, sei un violento che non crede nella democrazia. Ma di che parliamo, poi? Alla fine, forse, non abbiamo più storie da scrivere. Da riscrivere forse. Non c’è certo da augurarsi una nuova guerra, ma da qui alle leggi razziali il passo è breve, e finire con una impiccagione pubblica, oggi sarebbe ancora più risolutivo. Senza contare gli ascolti che farebbe.

“LIGHT WEIGHT TOO STRAIGHT NO REACTION”
…I don’t care if I’m not in fashion…
Siete mai stai sull’orlo di un chissenefrega? Scommetto di sì. Quando ti guardi dietro e dici “boh”, e poi ti guardi avanti e dici “chissenefrega”. Quello è il momento. In pratica si sceglie di non scegliere in modo che siano due inutili scelte a scegliere noi. Se capite cosa voglio dire. “No, non lo so, boh, ma sai che ti dico? stica”, è la genesi, nonché l’evoluzione del pensiero menefreghista. Tanto chi se ne frega è perché non ha niente da perdere. Io lo so come sono fatta, più o meno, il rischio non mi piace quasi mai e odio le persone inaffidabili. E anche se Freud se ne sarebbe certamente uscito con qualche menata sul sesso, sono sicura che in buona parte sia l’orgoglio, a fare di noi quello che siamo, o quello che non. Fosse vissuto adesso, col sesso completamente sdoganato e in tv a tutte le ore, Freud si sarebbe dovuto inventare qualcos’altro per tirare avanti. La paura per esempio. La paura è una buona base da cui muovere una teoria. Il sesso andava ancora bene per chiudere il 19esimo secolo, ma adesso? Adesso non si può invocare un continuo complesso edipico, né continuare ad analizzarsi i sogni. La paura e l’orgoglio, invece, sono una costante umana da tutta la vita, il motore del mondo, la spinta o il rinculo di ogni azione che consideriamo.

“SHOW ME THE ANSWER I NEED TO KNOW”
…lead the way, lead the way…
C’è questa canzone, questa canzone di cui mi sono innamorata, che nel ritornello dice una roba tipo “what I’m gonna live for/ what I’m gonna die for/ who you gonna fight for?”… poi si risponde solo che non sa rispondere. Infatti è parecchio difficile, però volendo, si potrebbe rispondere a tutte queste domande usando non più di una parola. Io la parola ce l’ho… oddio sì, più di una, un sacco di parole, solo che non le so dire. Infatti se mai riuscirò a scrivere un libro, un libro vero intendo, uno di quelli che non te li scordi più, e ogni volta che lo rileggi ci trovi una cosa nuova, ogni volta che lo rileggi scopri di sapere qualcosa, ogni volta che lo rileggi ci lasci e ci trovi un pezzo tuo che neanche credevi d’avere, ogni volta che lo vedi lo rileggi, uno di quelli che all’inizio c’è la dedica, perché un libro così non può essere per tutti… dicevo, se mai ci riuscirò, quel libro sarà pieno di frasi scritte male, perché io non avrò imparato a dire tutte le parole che ora non so dire, se mai ci riuscirò quel libro sarà talmente lungo, che la mia amica L. non lo leggerà mai. L’altro giorno mi ha detto di scrivere un libro, però corto, credo per venire incontro alle sue esigenze, ma non solo. Il mio sarebbe così lungo che qualcuno c’ammazzerebbe il tempo, e tanti altri le zanzare. Chissà se Dostojevski aveva amici pigri che lo invitavano a contenersi? O se gli amici di Degas amavano tutte quelle ballerine? Chissà se gli amici degli scrittori leggono i loro libri? Chissà se c’è qualcuno che sa per cosa vive, per cosa morirebbe, e per chi combatterebbero le persone a cui vuole bene?

INFORMAZIONI DI SERVIZIO
- Ho il pc rotto, no così, tanto per dire...
- Ho scoperto che l'indirizzo e-mail scritto sotto al profilo è sempre stato sbagliato. Ora è giusto. Chi mi avesse aggiunto su msn ecc. ecc. Quindi chi volesse correggere l'aggiunta, ecc. ecc.
- Contestualmente ho scoperto che sono un'idiota, che non è una scoperta quanto più che altro un'ulteriore conferma.
- Scrivo dal portatile letteralmente usurpato al mio povero padre, lo amo io il portatile. Sospetto che piangerò quando vorrà riaverlo.
- Ho il pc in assistenza, dio (l'amato- odiato tecnico) vede e provvede, nel frattempo vi volevo dire che chi mi volesse trovare, ha tutti i mezzi per farlo, credo...
OI DIALOGOI
Sà: In famiglia ci vorrebbe almeno qualcuno che sappia come aggiustare un computer!
Pà: Tua madre vuole il medico, tu vuoi il tecnico, ognuno ha le sue priorità...
a me basterebbe che in famiglia ci fosse una persona normale...
Sà: Ma ci sono io!
Pà: Appunto...
UPDATE
Mi sono scordata di dirvi che sto seriamente pensando di cambiare l'indirizzo del blog, questo non fra 2 giorni, ma ci sto pensando. Chi fosse interessato, chi sa che io non so che legge il blog, me lo faccia sapere... segnali di fumo, posta, cartoline, messaggi privati, mail, come vi pare, se la cosa vi fa piacere, avrete il nuovo indirizzo. Altrimenti chiedetemelo lo stesso, e fate un piacere al mio ego, oppure ancora non chiedetemelo e restate col dubbio di sapere che fine ho fatto. Insomma, fate un po' come vi pare, io volevo solo avvertire nel caso che...

FRANK' AWAY
...don't worry lo dici a tua sorella, eh...
Si sorride a denti stretti per riempire un’ assenza di cui sentiamo la mancanza.
Denti stretti e pugni chiusi. Così finiamo per mostrarci più forti e più sorridenti, di quello che realmente siamo. Concludiamo dando un’immagine di noi, che noi stessi, pur passando ore a guardarci negli occhi, non vedremo mai. Passeremo anni poi, per cercare di ritrovarci, aspettando di vedere un po’ di respiro tra quei denti stretti, e qualche dito rilassato in quei pugni chiusi. D’altronde siamo qui per recitare. Siamo tutti fingitori, ci comportiamo come qualcun altro in attesa di quella sola persona che sia abbastanza folle da poterci vedere così come siamo. Tutti ampiamente incasinati. Aspiranti blogger aspiranti scrittori. Aspiranti blogstar in cerca di un pubblico da non cagarsi mai più. Aspiranti politici con un mucchio di domande da rivolgere a yahoo, profili su facebook da mandare a quel myspace. Sappiamo tutto di tutti, senza conoscere nessuno. Così ho pensato di dirvi una cosa per farmi conoscere meglio, per davvero. Fatevi di me l’idea che volete, ma chi oserà rivolgere verso la sottoscritta le parole “don’t worry, be happy”, passerà un brutto quarto d’ora. Fosse anche Bobby McFerrin in persona. Gli direi “Bobby, per favore…”. Non provateci mai, foste anche sotto l’effetto della stessa droga, di Bobby McFerrin. Io sto bene anche con la mia insana infelicità.